Armi Fantastiche e Dove Trovarle

— Warning. Wall of text ahead. —

Spade. Scuri. Lance. Martelli. Non è un segreto che nel fantasy, siano giochi di ruolo, videogames, film, fumetti eccetera, le armi antiche, spade in primis, vengano “abbellite” (gusti permettendo) in svariati modi, che in genere le rendono interessanti visivamente agli occhi del fruitore medio, ma spesso ne limitano la praticità che avrebbero nel mondo reale, o le storpiano agli occhi di un appassionato dell’oggetto storico con un minimo di conoscenza dello strumento originale e del suo design.

Questa tendenza è particolarmente spiccata nei confronti delle armi medievali europee, complici il lascito delle terribili misconcezione e delle “riproduzioni” ottocentesche, e il concetto del “the bigger the better”, ossia “più grande è meglio”.

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La spada di Guerra nel gioco Darksiders (Vigil Games). Denominata Chaoseater, per me il suo nome sarà sempre Sospensione d’Incredulità.

Tuttavia, armi ed armature che potremmo quasi definire “fantasy” nel senso che riprendono molti elementi di design stravaganti, o dalle proporzioni improbabili, si possono trovare non solo tra i reperti fisici che testimoniano la loro esistenza, ma anche progettate, descritte o disegnate in svariati documenti.

Leonardo da Vinci è probabilmente l’esempio più famoso per quanto riguarda il design di oggetti quantomeno bizzarri, tra cui svariati progetti di armi d’assedio, ma per ora mi limiterò alle armi bianche, perché altrimenti questo articolo diventerebbe un libro… ma magari più avanti si parlerà invece del design di scudi e armature, e perché no, anche di qualche altro design peculiare.

Uno degli esempi più ovvi da citare riguardo ad armi “fantastiche”, o per meglio dire, che sarebbero efficaci solo nel regno della fantasia, ma che ci tiriamo appresso fino ad oggi è quella delle spade gigantesche. Fumetti, anime e videogiochi in particolare hanno contribuito a popolarizzare enormemente questo tipo di armi, spesso quasi grottesche, che nessun uomo sarebbe in grado di sollevare, figuriamoci utilizzare in battaglia. Eppure, spade sproporzionate sono state forgiate in passato, e sono giunte fino a noi come reperti storici. E non stiamo parlando di spadoni o Zweihänder, che pur arrivando a taglie ragguardevoli erano utilizzate in combattimento, ma di spade ben più grandi, troppo ingombranti e pesanti per essere utilizzate efficacemente. Parliamo delle cosiddette ‘spade da parata’ (in inglese bearing-sword), forgiate con lo scopo ultimo da una parte di dimostrare l’abilità del fabbro, e dall’altra, per il cavaliere che ne portasse una, di fare un figurone agli occhi di eventuali osservatori, e dimostrare il proprio potere politico, militare e/o economico.

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Diciamoci la verità, una spada da parata rende figo praticamente chiunque.

A parte le dimensioni, tuttavia, le spade da parata hanno, in genere, l’aspetto di normali spade a due mani. Dall’altro lato, uno dei punti di forza di un design “fantasy” non è necessariamente la dimensione, ma l’aspetto. E uno degli esempi storici di modifica estetica più noti è sicuramente la lama detta flamberga, o flamberge. Come si può capire dal nome, questo stile di lama richiama al tema delle fiamme, infatti si tratta di una lama di forma serpentina, in genere utilizzata su spadoni, spade da lato e strisce rinascimentali. Sebbene alcune ipotesi siano state avanzate, a più riprese, sul valore pratico di questo design, per ora non sembra esserci una conclusione certa sull’utilità pratica della flamberga (ma ho idea che questo richiederà un articolo a parte in futuro), se non il fattore estetico, ed ovviamente di prestigio, dato che la forgiatura di lame simili richiede l’opera di un fabbro abile ed esperto, ben più che una lama diritta.

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La Mietitrice d’Anime della serie di videogiochi Legacy of Kain vorrebbe essere una flamberge, ma sembra più un enorme kris. Resta comunque epica.

Notabilmente, nel lontano Oriente, in particolare nel Sud-Est asiatico, una lontana “cugina” della flamberga sta nella lama dei pugnali e delle spade chiamati kris, che vantano un design molto particolare e facilmente riconoscibile. Dato però che esistono esempi di kris dalla lama dritta, si pone di nuovo il dubbio di quanto sia o meno utile dal punto di vista pratico l’introduzione di una lama ondulata.

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Un set di Zweihänder con lama del tipo flamberge, e le loro caratteristiche “corna” sulla lama.

Se storicamente le curve sulle lame erano apprezzate, al giorno d’oggi le armi “fantasy” sono spesso invece un tripudio dipunte e angoli, che ad un primo sguardo rendono l’arma più aggressiva, spaventosa… ma in realtà per lo più ne limitano la funzionalità. Questo non vuol dire che “denti” e punte non siano esistite storicamente, ma il loro uso era ben altro che l’offesa. Parliamo ovviamente dei “denti” delle grandi spade a due mani, due protuberanze che si trovano solitamente su spadoni ed affini, e che molte volte nella cultura popolare sono scambiate erroneamente per strumenti volti a offendere: al contrario, in questo caso, il design in questione ha una funzione difensiva, in particolare a protezione delle mani dell’utilizzatore, una sorta di “guardia secondaria”, utile per esempio per non lasciare le mani scoperte durante l’uso “a mezza spada”, in questo caso con una mano sul ricasso (la parte non affilata alla base della lama).

Un design simile, e con una simile filosofia, si rinviene precendentemente nella tradizione schermistica tedesca. Dalle immagini dei trattati e dai reperti, sappiamo dell’uso di uno speciale tipo di spada lunga da allenamento per schermidori, chiamata Federschwert (lett. “spada-piuma”). Molto popolare tra i praticanti di scherma storica anche oggi, è per lo più sconosciuta a chi non frequenta la nicchia delle arti marziali storiche europee. Il design della Federschwert mostra una lama più stretta di una spada lunga normale, ma che si allarga alla base, spesso formando due protuberanze simili a quelle di cui abbiamo appena parlato. Tale sezione della lama è detta Schilt, ed ha spesso la funzione di servire da guardia secondaria per la protezione delle mani (e, sospetto, soprattutto del pollice, che la tradizione tedesca ama tenere sul piatto della lama oltre la guardia, per maggiore controllo e sostenere l’arma durante certe tecniche), oltre a bilanciare la distribuzione della massa, e dona alla spada la sua forma caratteristica.

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A sinistra: Duellanti con Federeschwerter, illustrazione del manuscritto di scherma di P. H. Mair (Germania, circa 1540). A destra: una Federschwert moderna per HEMA (Malleus Martialis).

Ma se vogliamo parlare di armi fantasy, nulla è più fantasy che un sacco di punte dappertutto. Pomolo, elsa, a volte anche impugnatura. “Poco pratico”, viene da dire. “Zitto e guarda, nabbo” risponde Mastro Fiore, che nel suo trattato di scherma del 1410, il Fior di Battaglia, ci delizia con non uno, ma ben due design di spade stravaganti. Queste due spade, nonostante l’aspetto bizzarro, sono pensate per essere funzionali, specificamente per il duello in armatura completa, dove gli attacchi di taglio sono completamente inefficaci, e gli unici in grado di ferire l’avversario sono punte nelle giunture dell’armatura e colpi contundenti. La prima delle due mostra un pomolo irto di punte metalliche ed una guardia dai bracci appuntiti, etrambi chiaramente pensati per massimizzare il danno del cosiddetto Mordhau, il colpo di pomolo, tanto più che la lama stessa è per la maggior parte non affilata, adatta ad essere presa a due mani ed usata come un martello, sebbene la punta sia affilata per buona misura, nel caso serva una buona stoccata. Le due protuberanze alla base sembrano essere aggiunte più che altro per spostare il centro di massa verso l’impugnatura. Nessuna spada di questo tipo è mai stata rinvenuta (il che la rende tecnicamente un design “fantasy” d’epoca!), ma qualcosa di abbastanza simile è uno stocco del 15° secolo con pomolo e croce irti di punte.

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Le due spade per combattimento in armatura descritte da Fiore dei Liberi (Getty, 1410).

Il secondo design invece prende l’approccio inverso, con una lama affilata salvo per una sezione limitata, chiaramente pensata per l’uso a mezza spada e ottimizzata per le stoccate, pur senza privarsi delle possenti punte su pomolo e croce, nel caso un Mordhau sia d’obbligo. Anche Filippo Vadi riprende il design nel suo trattato di scherma della seconda metà del XV secolo. Di spade di un tipo simile però abbiamo alcuni esemplari storici, cosnervati nel museo di Vienna. Qui non solo si ritrovano la sezione rettangolare a metà lama ed il pomolo appuntito, ma le spade comprendono uno Schilt simile a quello delle Federschwerter.

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A sinistra: le Kampfschwerter del Fechtbuch (trattato di comattimento) di Hans Talhoffer (1459). A destra: come usarle, secondo P. H. Mair (circa 1540), se qualcuno osa ridere del vostro cimiero.

Design simili, e pure ben più appariscenti, si ritrovano più avanti in altri manuscritti tedeschi, quali l’opera di Talhoffer; spade dai pomoli aggiunti di punzoni appaiono in quella di Mair, ed uno stocco di questo tipo, come citato poc’anzi, è stato rinvenuto ed è conservato a Vilnius, Lituania.

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Dettaglio dello stocco di Vilnius

Pomoli e guardie dopotutto, non necessitando (in genere) di soddisfare condizioni così stringenti come una lama per essere efficaci, sono da sempre stati terreno fertile per l’espressione artistica degli artigiani. Fin dal periodo carolingio, se non da prima, queste componenti delle spade variano dai pezzi più semplici e pragmatici a quelli che appaiono come vere e proprie opere d’arte. Durante il medioevo, in Europa, svariate forme di pomolo e di guardia a croce si sviluppano. I pomoli variano dai comuni “a ruota” a quelli arrotondati “a tappo” o “a noce”, a quelli più lavorati “a coda di pesce”, finanche a quelli ad anello delle spade irlandesi. Allo stesso modo esistono guardie di vari tipi, dritte, curve verso la lama, leggermente angolate come quelle delle spade lunghe scozzesi, con decorazioni ai capi o senza, a sezione circolare o poligonale, con torsione o senza, con una leggera curva ad S o con una molto pronunciata come le Katzbalger lanzichenecche – e non parliamo delle splendide else a cesto delle claymores scozzesi o delle schiavone veneziane. Una cosa che purtroppo Hollywood (e non solo) ha contribuito a promulgare è l’immagine della spada con una guardia ed un pomolo sproporzionati, troppo pesanti ed ingombranti per mantenere un equilibrio ed una maneggevolezza rispettabili, o aggiunti di ogni sorta di decorazione pacchiana.

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Di base, il pugnale del Re Stregone (il Signore degli Anelli) non è poi così male ma… quella guardia storta urta me tanto quanto i polsi di chi la usa.

Altri elementi che si possono aggiungere ad una guardia sono, per esempio, il cosiddetto nagel (tedesco per “chiodo”), una sorta di terzo braccio perpendicolare alla croce, che proteggeva le nocche, tipicamente rinvenibile su spade come il messer centroeuropeo, oppure protezioni laterali a conchiglia o ad anello con la stessa funzione, oppure anelli per la protezione delle dita presso il ricasso, utili per cingere la croce con l’indice, guadagnando più controllo sui movimenti della spada. Tutti questi elementi confluirono a formare l meravigliose else complesse di spade da lato e strisce rinascimentali.

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Impugnatura di una striscia moderna per la pratica HEMA (Regenyei) con vari anelli di protezione. E questa è un’elsa relativamente semplice!

Un esempio differente di design molto peculiare dell’impugnatura per una spada ad una mano viene invece dalle spade celtiche ad impugnatura antropomorfa, in cui l’intera sezione è scolpita in un’unica colata (in genere di bronzo) e prende, per l’appunto un’aspetto antropomorfo, con naso, bocca ed occhi sul pomolo che vi fa da testa.

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Spade celtiche con impugnatura antrpomorfa dell’età del ferro.

Un altro elemento importante dell’estetica di una spada (ma non di per sè necessario, e pertanto non sempre presente) è sicuramente lo sguscio, ovvero il “canale” che si trova in genere al centro (o verso il dorso, nel caso di una spada ad un solo filo) della lama. Lo scopo primario dello sguscio è di mantenere una lama abbastanza larga ma senza appesantire troppo l’arma. Molte variazioni esistono anche in questo senso, con spade senza sguscio, con due o più sgusci, o nel caso più celebre di celholunghismo, direttamente dalla Venezia rinascimentale: la cinquedea.

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Cinquedea. Perché nulla dice “sono un veneziano fighissimo” come affettare i nemici con un dipinto d’oro su acciaio.

La cinquedea, oltre ad essere probabilmente l’esempio di compromesso tra praticità e stile più figo del mondo antico solo per la sua costruzione, dava spesso la scusa, grazie alla sua lama molto larga alla base, di aggiungere un sacco di decorazioni, spesso dipinte e/o in foglia d’oro, alla lama oltre che alle altre componenti. Tuttavia, pur essendo uno dei modelli più vistosi, non è di certo l’unico, in quanto le tecniche di decorazione per pittura, incisione, acquaforte, e ageminatura sono state utilizzate praticamente ovunque per praticamente qualsiasi tipo di arma metallica della giusta stazza. E gran parte di queste tecniche è ben nota al mondo del fantasy, e hanno trovato la loro applicazione nel concetto delle rune – tant’è che in scenari come il celeberrimo The Witcher, rune sono incise sulle lame delle spade magiche.

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E comunque, le spade della serie di videogame The Witcher (CD Projekt Red) rimangono i migliori esempi di design di spade fantasy ma funzionali che io abbia mai visto finora.

Ovviamente, quando incidere non è sufficiente e si vuole strafare, o quando uno guscio non è sufficiente a togliere peso, beh… l’alternativa è la rimozione di intere porzioni di metallo. Sembra un’idea pessima e… in genere, lo è… ma se il pezzo di metallo da cui lo si toglie è abbastanza spesso e robusto, la cosa può funzionare. Sezioni decorative “ritagliate” dal metallo si possono osservare in alcune spade africane dalla lama particolarmente larga, ma gli esempi più noti sono sicuramente scuri, azze ed alabarde, la cui lama diventa l’equivalente della tela per un pittore.

Qualcuno dirà: “Ma non è un sacco di metallo da togliere? Quelle lame devono essere molto spesse!”, e a questo punto mi sento di ringraziare ancora una volta i media vari per aver diffuso misconcezioni, dato che le lame delle scuri da guerra sono in realtà molto più sottili di quelle delle asce da lavoro, proprio per migliorare la manovrabilità di un’arma che è già piuttosto “goffa” ma brutale rispetto ad una spada o una lancia. Complici un sacco di videogiochi, molti pensano che le asce da guerra siano degli enormi blocchi di acciaio vagamente affilati, montanti su un bastone; in realtà sono per lo più piccoli blocchi di acciaio ben appiattiti e vagamente affilati, montati su un bastone, e le più grandi sono in genere armi a due mani dedicate, così come lo sono le alabarde. Oh, e, ovviamente, anche qui niente punte lungo la lama, che ridurrebbero l’efficacia del taglio. Sì, sto guardando te, ascia daedrica di Skyrim.

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A sinistra: riproduzione della testa di un’azza con un ritaglio a trifoglio; notare lo spessore della lama. A destra: un incubo del design.

Tuttavia, se proprio si volesse un tipo di scure particolarmente “eccentrica” rispetto allo standard, basti dare un’occhiata alle molte varianti di scure da battaglia provenienti dal sub-continente indiano, molte delle quali decisamente più recenti del periodo medievale o rinascimentale, ma non per questo meno sexy, ricche di curve, punte e ornamenti.

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Una bulova indiana (XIX secolo).

Un’altra arma simile alla scure che soffre dello stesso problema di gigantismo nei media, è il martello da guerra. Dal Thor della Marvel ai personaggi di Warcraft, a Game of Thrones, lo standard del martello da guerra fantasy sembra essere questo enorme blocco squadrato di metallo inastato in qualche maniera, e il più delle volte piuttosto umile dal punto di vista estetico. Storicamente, oltre ad avere teste relativamente piccole (per le stesse ragioni introdotte nel caso delle scuri), in genere i martelli da guerra sono dei gioielli di design, non solo dal punto di vista funzionale, ma anche estetico, con un look spesso aggressivo, a volte con denti e punte che servivano a “mordere” l’armatura per trasferire meglio l’energia del colpo. Alcuni martelli addirittura sono delle vere opere d’arte, con teste decorate o scolpite in forme particolari.

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Sopra: Un martello da guerra tedesco del XV secolo. Sotto: Un martello da guerra indiano.

Lo stesso problema si può estendere in non rari casi a mazze e mazzafrusti, specie quelli del tipo “stella del mattino”, che soffrono della sindrome da punzone eccessivo, mentre in genere quelle a flange sembrano essere abbastanza attraenti da essere benvenute anche nell’estetica fantasy (ho sempre avuto un debole per la mazza di Sauron), salvo eccessivi cambiamenti di stazza.

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Cavalcare una viverna? Ok. Quel mazzafrusto? No, la mia sospensione d’incredulità è distrutta.

Ma se io volessi un’arma sulla mia arma, così posso combattere mentre combatto? Detto-fatto, l’ingegno militare, in particolare tra il diciassettesimo ed il ventesimo secolo, ci ha regalato le armi combinate, tra cui certa roba che a vederla non la mettereste manco in Bloodborne. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: l’ampio periodo di coesistenza di armi bianche e da fuoco ci ha donato il gunblade, nella forma di lame montate sulla canna (o al posto della canna) di alcune pistole. E non solo. Si possono trovare mazze-pistola, fucili-scure, fucili-martello e chi più ne ha più ne metta. Roba per lo più rara, o sparita ben presto dalla circolazione, vista l’impraticità di certe combinazioni, ma che, sul lungo termine, ha portato allo sviluppo delle baionette.

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A sinistra: Una combinazione pistola-coltello, per gli amici gunblade. A destra: Un fucile-scure. Deluso che non abbiano inserito anche quello in Final Fantasy VIII.

E per concludere, l’indicatore principe di quanto una spada sia meravigliosa, sia in realtà che nel fantasy, è l’uso di materiali speciali. Nel fantasy ovviamente abbiamo una grande varietà di materiali fittizi con proprietà magiche o preternaturali, quali il mithril tolkeniano, il magico metallo meteoritico della saga di The Witcher, l’adamantio dell’universo Marvel eccetera. Tutto questo, ovviamente in aggiunta ai metalli preziosi esistenti nella realtà. A questo si aggiungano pietre, gemme e cristalli magici vari, sempre in aggiunta alle pietre dure usate storicamente per decorare le più ricche armi, in particolare quelle cerimoniali di nobili e sovrani. E non starò qui a parlare di ebano, avorio, osso, corno, cuoio ed altri materiali organici usati per le impugnature ed i foderi, altrimenti non finiamo più.

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Un pugnale arabo-persiano (janbiya) con impugnatura dorata e ricoperta di gemme. Letale, ma con stile.

Uno dei materiali più importanti nella manifattura delle armi però, è ovviamente l’acciaio. E un certo tipo di acciaio ha da sempre conferito un prestigio speciale alle armi costruite con esso, grazie anche al fattore estetico che conferisce alle superfici: parliamo del Damasco, che in fondo altro non è che una mescolanza di diversi tipo di acciaio, ovvero porzioni di ferro con diverse ceoncentrazioni di impurità. Reso celebre per lo più dai documentari sulla forgiatura delle armi giapponesi, il Damasco era utilizzato in Europa ed in Asia Minore già nell’Alto Medioevo, e la ragione principale del suo uso è quello di ottenere una concentrazione di carbonio più omogenea attraverso l’intero pezzo di metallo, rendendo l’oggetto più resistente e migliore nella tenuta dell’affilatura. Due tipi di “Damasco” esistono: il primo, quello più comune al giorno d’oggi, è il cosiddetto Damasco saldato (in inglese “pattern-welded“), che consiste nella forgiatura di svariati strati di acciai a diverse concentrazioni di carbonio partendo da delle barre solide, e permette di definire il pattern di linee che apparirà sulla superficie del pezzo finito. Il secondo è il damasco “originale”, il cosiddetto acciaio wootz, che veniva ottenuto unendo i diversi metalli da liquidi, e crea dei pattern randomici. Al giorno d’oggi, l’acciaio di buona qualità ha soppiantato l’uso del damasco (se non per fini puramente estetici); tuttavia, alcuni studi indicano che la produzione di Damasco porti alla formazione di nanotubi di carbonio all’interno della matrice metallica, che potrebbero essere un fattore determinante nella maggiore resistenza del pezzo.

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A sinistra: riproduzione di una spada dell’Era delle Migrazioni, la parte centrale della cui lama è in Damasco saldato. A destra: una lama in acciaio wootz.

Il processo di saldatura del Damasco può essere usato anche con altri tipi di metalli, ad esempio ben noto è il cosiddetto mokume-gane (giapponese per “metallo a grana di legno”), ottenuto saldando fra loro strati di vari metalli o leghe, quali rame, ottone, argento, nichel, titanio, platino, e bronzo oltre all’immancabile ferro. La combinazione di questi porta ad un’alternanza di vari colori, spesso evocativo della corteccia di un albero, da cui il nome. Di mokume-gane erano fatte, ad esempio, le guardie (tsuba) ed altre rifiniture di alcune spade nipponiche.

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Un esempio di tsuba in mokume-gane.

Per concludere, come non spendere due parole sugli altri materiali che nel corso dei secoli sono stati usati per creare armi? Senza dilungaci troppo partiamo dal bronzo, noto per il suo utilizzo nel mondo antico, con il quale spade, asce, lance e frecce furono costruite: il primo vantaggio del bronzo è la possibilità di “stampare” la forma dell’arma partendo dal metallo fuso. La maggiore differenza tra il bronzo e l’acciaio come materiali per armi da taglio, è che il bronzo non viene indurito per tempra come l’acciaio, bensì rimane in genere più duttile, ma può essere indurito per lavorazione meccanica, ovvero via battitura, che è il metodo con il quale le lame di bronzo sono in grado di mantenere un’affilatura molto a lungo.

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Una khopesh, spada egiziana in bronzo (ca. 1500 a.C.) conservata nel Liberty Biblical Museum.

Ma non dimentichiamo che la pietra – in genere qualsiasi pietra dura – può essere usata efficacemente per la produzione di armi. La selce, nota per essere stata impiegata fin dall’antichità, permette di creare punte e lame estremamente taglienti. Allo stesso modo lame incredibilmente affilate, seppur corte, possono essere fatte di ossidiana, un vetro vulcanico dal caratteristico colore nero, le quali però pur essendo molto taglienti sono anche piuttosto fragili, rispetto a pietra e metalli, e non possono formare lame di grandi dimensioni. E ovviamente, qualunque pietra dura può essere – ed è stata – utilizzata per mazze, clave ed altri oggetti contundenti. Giada e ossidiana furono usate da civiltà che non avevano una conoscenza avanzata della metallurgia, o semplicemente non ne avevano i mezzi, per la creazione di armi: basti pensare ai ben noti macuahuitl mesoamericani. Ma anche materiali molto diversi possono essere usati per la creazioni di armi, inastando singoli pezzi lungo un corpo di legno, come nel casodella spada di denti di squalo, o scolpendoli nella forma desiderata, come nel caso degli arpioni di osso delle civiltà a ridosso del Pacifico. Il sito di Zhistorica ha una serie dedicata a queste armi senza metallo, a cui consiglio vivamente di dare un’occhiata.

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A sinistra: Una spada di denti di squalo del XIX secolo. A destra: …e con un osso della dimensione giusta, ci si fa anche una spada gigante, secondo la serie videoludica Monster Hunter (Capcom). Non fate domande, funziona e basta!

Ci sarebbe ancora parecchia roba di cui si potrebbe parlare, ed un sacco di dettagli da approfodire, volendo ma questo articolo è già fin troppo lungo. Spero per lo meno che sia risultato interessante… e magari abbastanza informativo da dare qualche spunto per il design di armi epiche per le vostre ambientazioni o storie fantasy!

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